il mog

 

Giovanotto di mezz’età, bresciano di etnia pugliese, imprenditore in anno sabbatico (due anni semisabbatici?), bella presenza.
Dopo alcuni soggiorni in Cina, nel settembre del 2006 lascio il mio trullo in Piazza Loggia, l’opifiZio di famiglia e mi trasferisco finalmente a Shanghai.
Mi trovo nella fortunata situazione dell’uomo d’affari con lo zaino a spalle, come dire, del businessman dei poveri, a budget. Viaggio e ho l’opportunità di interagire con la “Cina che lavora”.
Non quella degli ambasciatori e dei grandi inviati, dei finanzieri e dei circoli economico-politici, nè quella dell’accoglienza turistica: quella di provincia.

Tanti piccoli ed insignificanti viaggi di lavoro. Insulsi pranzetti a base di grappa cinese, incontri inconcludenti, persone truculente, paesotti improbabili da tre milioni di abitanti.
E tra un business trip e l’altro mi guardo attorno, passeggio, viaggio, chiacchiero, studio, compro, intermedio, interrogo, video-camero…

Ho l’abitudine di prendere appunti, soprattutto dopo un incontro di lavoro: nella buona sostanza,  ho deciso di pigliare queste vecchie note, sfrondarle dalle informazioni sensibili (per non farvi diventate milionari alle mie spalle, che poi vi dico cosa mi ha detto l’indovino), mescolo i nomi e mando in onda.
Per il resto, cercherò di buttarvi là qualche frammento di quotidianitè, in altre forme.
E perché?
Prima di tutto perché me l’ha chiesto l’amico Sadonaso Giovi, in secondo luogo perchè, se ci pensate bene, ne avevate proprio l’esigenza. 
E poi perché sulla Cina si scrive di tutto e di più, ma spesso il focus è su statistiche, destini ineluttabili e gigantismi, lo stile è da racconto esageristico-holliwoodiano, tipo imprese di Chuck Norris: la China super eroina, talmente grande, numerosa, misteriosa, svilupposa tanto che…
“La Cina da sola”… rappresenta 1/5 della popolazione terrestre, produce il 34% dell’acciaio mondiale, il 97% dei gattini d’oro che salutano,  brucia più carbone di Europa, Stati Uniti, Giappone e Andorra messi assieme, consuma il 51% del cemento, esegue il 90% delle pene capitali… La Cina da sola è grande come 2148 Molisi (il plurale di Molise?),  la Grande Muraglia è talmente lunga che si vede dalla Luna e la Cina è talmente inquinata che dalla Grande Muraglia non si riesce a vedere la Luna. 
E alora?!
E allora vi racconto un po’ di cosette da nulla, perchè un Paese è normalmente costituito per l’80% di quisquiglie, come il corpo umano d’acqua.  La polpa, ossa e tessuti,  vi sarà raccontata dal corrispondente professionale, dall’intellettuale antropologizzante, dal blogger impegnato, giacchè questi non possono sputtanarsi  raccontando la canaglie che avrà spazio in questo mblog.

E tutto ciò completamente gratis!
Per il momento, a una settimana dalla pubblicazione del primo post (diviso in 3 perché insanamente lungo, ma magari adesso lo riaccorpo), non ho avuto alcun commento, non un segno, neppure da parte degli amici, della mamma, non dico di stima, ma neppure di riprovazione.
Il sizzio sembra non riscuotere il successo che merita. Ma dopo che un certo numero di posts e documenti vari avranno fatto corpo e completato almeno parte del puzzle, certamente direte: “tal là! Ecco a cosa mirava l’autore!”
Per il momento abbiate fiducia, sorbitevi i miei insipidi polpettoni fingendo di intuirne il significato.
Il segreto è fingere di apprezzare, poi ci si convince davvero. Come per la pittura contemporanea.
Come in quelle feste tremende, in cui magari eri costretto a ballare a musica bassa e luci accese: il trucco era far finta di divertirsi. Dimenarsi, emettere versetti a ritmo di musica e socchiudendo gli occhi, “saa-turdaaay a ross ma’ ard…” E alla fine ci si divertiva davvero.
E allora iniziate a schioccare le dita, sorridete, canticchiate Terence Trent D’Arby e cominciate a leggere, “from my old notes”…

mog