Seconda Parte: Cangnan, Year 4, July. A lying-on-bed telephone call that had no reason to take place
Wednesday, September 23rd, 2009
E si che oggi mi ero svegliato con il più torbito degli umori.
Neppure la telefonata di Justin, questa mattina, era riuscita a farmi tornare la voglia, la masochistica adrenalina della Provincia. Justin è l’export manager che in questo momento, seduto a tavola alla mia destra, mi sta guardando senza vedermi, con sguardo da bue, capello gonfissimo e guance rosse. Sta imitando il mio grido di gioia (ma fuori tempo: gli altri hanno già finito l’urlo da qualche secondo e ora lo guardano strano).
Erano le 5.50, stamattina.
Suona la sveglia, anzi no, è il telefono. Bisogna che cambi sto telefonaccio stonato.
Sono a Shanghai, più tardi ho l’aereo per Wenzhou dove devo discutere un contratto. Con Justin appunto. Questo è il suo numero!
“Justin?”
“wei…”
“hello?!”
“wei…”
E lì inizia la telefonata che, avessi avuto il sangue freddo di registrare, mi avrebbe fatto compagnia in certe domeniche pomeriggio e al Primo di Gennaio.
Sappia il lettore che avevo visto quest’uomo una sola volta in vita mia.
Justin: “wei, how are, haaaa… Gia-lu-cah! Ma’friend, now very sleepy
UP?? YOU UP?
Hehehehe…. Mmmhmm… this morning. He he”
–sbadiglio rumoroso-
“You are 6 o’clock or now you up? I up you?”
-ogni tanto alza il tono di due ottave, salvo poi tornare nel pentagramma a metà parola, come il pubere che sta cambiando voce-
“Mmmhm… hm hm hm, hi hi hi. I…. AIIIIIIIIII.
Now you fine? You airport what time. Yesterday? Yester. Dayyy. I…. I yesterday out, you also ah? He he he”
–sbadiglio rumoroso, forse stiracchiata di schiena-
“yeeeah.. mhm mhm mhm haaaaaa
-crescendo-
“Other time you very busy. Today, todeeeeeh-y we together good time a: eEEeeeh”
Purtroppo ricordo solo poche frasi, per via del mio stato di coscienza alterata e della lunghezza del monologo. Ricordo la sua voce impastata di sonno, il bofonchiare e far battute, come non avesse ancora smaltito la sbornia della sera prima. Sbornia in comune, beninteso, altrimenti non rende l’idea. O meglio, come un amante ancora eccitato d’amore e passione dal recente incontro notturno.
Una telefonata da sdraiati sul letto che non aveva motivo di sussistere.
Credo sia andato avanti così per cinque minuti d’orologio. Io emettevo qualche “yes”, improvvisavo una risatella quando capivo che era il momento. Gambe e braccia a X, il telefono appoggiato sul cuscino, aspettavo che le operazioni di risveglio seguissero il loro corso e nel frattempo cercavo di capire il senso di questa telefonata, più che dei singoli bofonchi.
“yes. Yes you. Gia Luca. Giaaa lù! caAAh. AAAAAH
Shanghai there time? Very beautiful? (si legga veloce: il “very” in Sino-inglese non è un avverbio ma un acceleratore) Very butifu? ahAA. Here very beautiful but don’t know, I don’t see my windows maybe have sun I think. Now you no in airport?
–rallentando-
Haaah, hehehe, I know I know, after I come airport Company’s car.
Company’s caaaa! Now have a rest a!
-pianissimo-
“Here what time a!?!”
“excuse me?”
“Here what time a!?!”
“Alle 8.40, arrivo alle 8 e 40”
“I know, hehehe, I know 8.40, so have a rest, after see you ma’ frienda”
Seguono sette “AH”, a mo’ di saluto.
Mette giù.
Una telefonata così mi avrebbe riempito gli occhi di gioia, da ragazzo.
Eppure oggi non mi aveva strappato neppure un sorriso, mi aveva anzi infastidito. Mi chiedevo, con logica noiosamente europea, quale fosse il senso di quella conversazione e perché quest’uomo avesse interrotto un sogno di meraviglia e rubato gli ultimi dieci minuti di pace.
Il mio spirito aveva dunque raggiunto il baratro, questa mattina.
Quel maiale, quell’occhio suino per meglio dire, mi ha salvato.
Credo di avere finalmente una chiave di lettura.
Ammetto che, alla prima vista, questa Rivelazione non ha la scenografia di una “via di Damasco”, occhio di bue sul cavallo che impenna e cose del genere, ma neppure potevo pretendere: io mica ero un massacratore di cristiani, mi ero solo un po’ rincoglionito. Né ambisco alla carriera di San Paolo. A me basta essere come sono stasera.
Al limite, se mi spetta il miracolo una volta sola nella vita, aggiungerei giusto un terrazzino a casa mia in Italia, o quanto meno un condono, un funzionario pre-prezzolato che chiuda un occhio sull’abusino a fin di bene: il rapporto con l’impresina edile del signor Gatta al limite me lo gestirei io.
Devo molto a questo bulbo oculare: dopo un lungo, a volte doloroso interrogarmi, ho trovato le risposte che cercavo.
Quanto meno in questa fase della mia vita e soprattutto, per quanto riguarda voi lettori, che della mia vita non dovreste impicciarvi, in questa fase dei miei viaggi per la Provincia: riprenderò a sistemare gli appunti di viaggio e mandarli in onda.
Ohi! Non sento alcun urlo di giubilo, c’è nessuno? Scrivo e sento l’eco, questa è la sensazione.
E’ pur vero che per essere letti sarebbe bene scrivere ogni giorno, ma poi come potreste leggermi e lavorare al contempo? Io vi voglio realizzati, abbienti,freschi nella mente e aggiornati sulle cose del mondo.
Arriverà il momento in cui dovrete aiutarmi: quel giorno vi voglio influenti e generosissimi, vi voglio
pongo pregiato
nelle mie capaci mani.
PS: ma si può dedicare un post? Mi pare una cafonata, nella più rosea delle ipotesi.
Mettiamo che si può: io lo dedicherei alla zia Anna, donna assai brillante e bellissima fin oltre i settanta, che ieri sera ci ha dato una bella salutata ed è andata a coricarsi for good. In pace.
Notte zia, un bacio : )