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Prima Parte: Cangnan, Year 4, July. l’Occhio della Veritè e una Telefonata da Sdraiati che non Aveva Motivo di Sussistere- First Half

Thursday, September 24th, 2009

 

Ci osserviamo a lungo. Nessuno abbassa lo sguardo per primo.

Per reciproco stupore, non c’è sfida.

 

O forse sono passati pochi secondi:  attorno a me i commensali sembrano non essersi accorti di alcunché e non credo di aver ignorato più di due o tre proposte di brindisi. Di colpo sembra calare il silenzio sugli 86 uomini e 9 donne che, fino ad un attimo fa, vociavano frasi ritmate e vagamente austere, da mandarino tang ubriaco (versi in pentasillabi tronchi, per intenderci). I bicchieri si muovono e cozzano creando i soliti spruzzi da spettacolo birrotecnico, le bocche si spalancano a formare le “A-A-A-Ah”, ma il tutto avviene senza audio.

 

Mi sta osservando, dentro.

Sento vibrare corde da tanto tempo inerti e stonate, da qualche parte nel mio cuore, nella mia pancia.

 

Non ha espressione, è perfetta saggezza.

L’intensità dello sguardo mi atterrisce e poi mi rasserena. Il subitaneo flusso di concetti e di emozioni mi riempie il cuore e alleggerisce lo stomaco, come fossi sulle montagne russe.

Per un attimo la verità, necessaria e universale.

Una verità da p minuscola, ma pur sempre verità, io dico.

 

Devo riprendere a ballare, questo mi sta rivelando. A ballare, a scrivere, suonare e camminare. E mi spiega anche come. Bere avevo già ripreso a bere. Mi dice anzi di non fare lo spiritoso e di implementare quel trattamento olistico per il fegato “di cui sai tu”. Effettivamente me ne ero scordato… ma allora non è autosuggestione, sto avendo una rivelazioncina, un mini-nirvana indotto!

Sono già pieno di gioia, questo percepisco.

Sono stati mesi difficili, ma neppure i più difficili negli ultimi anni, questo mi sta ricordando.

Il cuore si è ammaccato, ma lo era già: si tratterà solo di un altro paio di martellatine e quello riprende. Capirai… Se il suo sguardo avesse espressione, mi farebbe l’espressione da “capirai…”, con sopracciglio inarcato e palpebra superiore a coprire parte dell’iride.

Anche lo spirito è stato ferito, il mio “fratellino” ha impressionato un’ombra su di esso. Ma trovo che sia piuttosto affascinante, alla fine, come un bel tatuaggio. Mi aiuterà a non dimenticare.

Bisogna imparare ad allargare le braccia, fare un sorriso e lasciar andare.

Certo mi manca il mondo che amavo, ma so che una vita più colorata, intensa e sudamericana mi sta aspettando.

 

E forse la nuova era inizia qui, oggi, a Cangnan, nel Zhejiang, nel grigiore assoluto di questa Provincia perfettamente trash. Inizia durante questa cena di lavoro, l’ennesima. Ma la più colossale, la più assurda, la più disordinata delle cene cinesi: the Ultimate Chinese Dinner.

Sono commosso; una felicità diversa, liquida, prende a scorrere sotto la pelle, la immagino azzurra.

 

La fronte suda, la mano inizia a tremare, per cui abbasso il cucchiaio da zuppa nel quale reggo l’occhio di maiale che mi ha aperto la mente e mi ha guarito nel profondo.

Credo si tratti di maiale, comunque, ma poco importa. Lo ripongo nella tazza da zuppa. Tazza… una piccola Arca, altro che tazzi.

La zuppa era saporita, per altro;  curry, coriandolo, una fogliuzza d’alga blu si faceva un paio di vasche a dorso lungo l’Arca in miniatura.  Il latte infine, oltre che ad attenuare il curry, è servito per consentire il colpo di scena, l’imprevista uscita dell’occhio, deus ex machina.

Il cucchiaio bianco di ceramica plasticata, con manico  corto e ricurvo, credeva infatti di pescare un fungo, ‘na rotella di carota, il cavolo acido per pipì cinese… e invece aveva pescato l’Occhio del Saggio.

 

Il Suo sguardo mi ha rimesso in moto il meccanismo delle emozioni, le lancette hanno fatto click. I primi attimi sono stati dolorosi, come una rinascita, ma poi l’aria ha bucato i polmoni e ho urlato.

I compagni di tavola rotonda non notano nulla di strano, stanno anzi scimmiottando il mio pianto di gioia, dando per scontato che si tratti di un’usanza barbara per esprimere l’apprezzamento ospitale.

Mi riprendo, in sala torna l’audio, ricominciano i brindisi.

Ma sono un’altra persona ormai.

E sto sorridendo.

 

 

TO BE CONTINUED