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Il Massaggia-piedi elettrico

Wednesday, April 8th, 2009

 
…tuttavia, nulla lo commosse più del massaggia-piedi elettrico. Vibrante epitaffio di un’intimità perduta per sempre.
L’aggeggio paffutello e arancione gli sorrideva feroce, a bocca aperta, gli occhi rossi spalancati (l’avevano sempre messo a testa in giù, allora, Pippuzzo e la Babi):  “sono vissuto per questo, idiota! Ti pare che venivo dalla Cina fin qui per massaggiare ancora i tuoi piedi del cazzo? Chi mi ti ha regalato? Ricordi?  Io ho vissuto per ferirti oggi, Pippuzzo. La mia vita, per ferirti oggi”

Così sibilò, parola d’onore, il massaggia-piedi elettrico, prima di ridere follemente tutte le vocali.

Da dove arrivava, quel dono?
Pippuzzo non rammentava. Era stato multato salatamente, in passato, per via della memoria a macchie di leopardo, ma senza trarne alcun giovamento. E poi quel ‘chi mi ti ha regalato’.  
” Un italiano così brutto”, ebbe la freddezza di notare.

Ma Pippuzzo se ne infischiò, del cattivo uso del pronome personale, della risata impertinente e della straordinaria, tenera cattiveria del piccolo elettrodomestico. Piccolo e macrocefalo, per altro.  Attaccò il magnetino al frigorifero, borbottando con forte accento britannico: “the King is in residence”. Rimise poi lo scatolotto imbottito a macro-testa in giù, di fronte al divano buono e, una volta seduto, gli impose di massaggiare i piedi.

Così, come se nulla fosse, con un sorriso aperto e gli occhi tristi nascosti da un occhiale scuro, alla goccia, si fece massaggiare i piedi. Un’ultima volta.
D’altro canto in tivù davano Mesto na Zemle, del maestro Artour Aristakisian. Il suo preferito.

Ma erano lacrime, quelle del massaggia-piedi?
“Gesù mio, ti prego, se son lacrime fammele scordare, perché io non so più asciugarle, capisci? Se sono lacrime pensaci tu. Ma non ti dimenticare però!”
Che non sarebbe stata la prima volta che si dimenticava qualcosa, pure Lui.

vibrrrrrrrr- vibrrrrrr-vibrrrrrrr

“orca… sono proprio lacrime.  Sto cavolo di vetro che hanno montato…”

vibrrrrrrrr- vibrrrrrr-vibrrrrrrr

Pippuzzo si alzò, si avvicinò al vetro, vi alitò a formare una nuvoletta e scrisse:
 
” ozzuppiP  ,bvt ?ko eregnaip noN !oaiC”

E si allietò, perché sentì di aver trovato le parole giuste.  Sopra tutto si era procurato, per una volta, di renderle leggibili.

estratto da “Giostra Veloce”, 2010, di Giangianni Malese. Licenziati dall’autore, volentieri pubblichiamo.
Presto riprenderanno le consuete cronachelle di viaggio del mog, ci scusiamo con i lettori per l’interruzione delle stesse.
Un bacio
La redaZione (una redazione affettuosa)